In ricordo di Franco Basaglia

In ricordo di Franco Basaglia, della redazione del blog UNLOCKEDFR.IT del Centro Diurno “Orizzonti Aperti”

Il giorno 13/04/2018 noi ragazzi della redazione del blog (UNLOCKEDFR.IT) del Centro Diurno “Orizzonti Aperti” ci siamo riuniti in vista dell’imminente anniversario dei 40 anni della Legge 180 (13 Maggio 1978) per discutere ed approfondire la conoscenza dei passi che, grazie soprattutto a Franco Basaglia, hanno portato, per nostra fortuna, alla chiusura dei manicomi. Hanno partecipato all’incontro anche Daniele, Anna Maria e Nadia, psicologi tirocinanti.

In questa giornata di condivisione, abbiamo visto alcune scene tratte dal film “C’era una volta la città dei matti” ma una ci è rimasta particolarmente impressa: l’attrice Vittoria Puccini che interpretava una paziente del manicomio di Gorizia, istituto dove Basaglia era da poco diventato direttore, era rinchiusa in una sorta di gabbia; su  richiesta del direttore, è stata fatta aprire la gabbia perché, come Basaglia ribadiva, la donna non era una bestia ma un essere umano di cui non bisognava avere paura. La Puccini è uscita e appena fuori si è strappata i vestiti di dosso. Abbiamo visto anche delle immagini del manicomio “Santa Maria della Pietà” di Roma e le stanze in cui veniva eseguito l’elettroshock.

A Regina ciò che più l’ha fatta riflettere è stato come Basaglia fosse riuscito a resistere, durante il suo lavoro negli ospedali psichiatrici, a contenere il malessere dei tanti pazienti che erano stati sottoposti ad elettroshock e ad altri mezzi dolorosi di contenzione. Dagli occhi spenti dei pazienti traspariva solo sofferenza, come personaggi chiusi all’interno di un carillon. Basaglia forse è stato il primo tra tanti psichiatri ad essere impressionato dalla totale disparità tra una vita vissuta dentro al manicomio e una fuori da lì.

Andrea ed Omar sono sollevati perché, grazie alla Legge 180, sono stati smantellati quei luoghi di “cura” dove loro non sarebbero stati in grado di (soprav)vivere. Prima del cambiamento, i pazienti  vivevano una vita di rassegnazione, coloro che provavano a ribellarsi venivano sedati con i farmaci e trattati con elettroshock contro la loro volontà. Ci è parso immediato paragonare il nostro stile di vita alle condizioni di vita nei manicomi e pensiamo che fosse assolutamente necessario un cambiamento.A Marco sono rimaste impresse nella mente le modalità di “cura” allora in uso, in particolare ricorda, dai filmati visti, l’attrezzo con cui veniva praticato l’elettroshock: gli ricorda dei denti affilati sulla testa dei pazienti. È rimasto turbato, inoltre, quando è venuto a conoscenza del fatto che i pazienti venivano anche rinchiusi in gabbie o stanze  per un periodo indeterminato, pazienti che erano soprattutto persone, con un animo buono. Basaglia aprendo le porte dava dignità alla persona ed era interessato alla tutela della loro salute.

Basaglia ha lottato contro l’istituzionalizzazione: i manicomi sono stati chiusi e al loro posto sono stati aperti i servizi territoriali come Centri Diurni e Centri di Salute Mentale.Un nostro compagno, guardando alcune foto storiche di Basaglia, lo ha “invidiato” perché è apparso come una persona sorridente e contento della propria vita, nonostante la dura battaglia che ha portato avanti.

Andrea, Giuseppe, Marco, Mauro, Omar, Regina, Riccardo

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