Le poesie di Fabrizio Polizzi

ANSIA RESISTENZIALE

Pioggia su mare

di cose pure.

del suo fondo sabbioso

eppur giocoso…

Sale mentale.

Onda di esso stesso priva

seppur da Lei

portato a riva…

Quando saliva

e poi calava

su lingua

 di donna spiaggiata

Bellissima…..

come ogni sua bracciata.

In nuotata

abbracciata innocentemente

procurata voglia

ne risente.

Apparentemente assente

ma,

avvolgente come

acqua di fiume,

cascata

di torrente

racchiusa in bottiglie

di idee piene come biglie.

Infanti giocano con esse

mentre madri in cucina

preparan verdure lesse e

anziani meditanti

con Re, Regine,

Cavalli e Fanti

son curiosi e pienidi

pensieri in bar tanti.

Ansia resistenziale,

curiosamente

affrontata

da semplici abitudini

di vita quotidiana,

così riman,

 sempre piena

di noia sfinita

e condisce nostra

vera e meravigliosa

infinita vita…

Frosinone, lì 15/4/2013                   Fabrizio Polizzi

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L’AMBIENTE

L’ambiente

è ciò che ci circonda,

o è il nostro ego

che sprofonda

nell’oggettività circostante,

a noi così distante

da non renderci più conto

di tutto ciò

che ci immonda,

e quasi quasi

fa da onda

che ci scavalca

e ci sovrasta,

e delle strade fa una fogna?

nel descriver questa rogna,

ho pensato a una scommessa:

chissà se nel futuro,

in questo mondo

di cemento e muro,

Per ogni Testa

Ci fosse una foresta!

il 2011 ne è anche l’anno internazionale,

non è mica un anno normale!

è degli alberi la festa,

di frutti ne raccoglierò una cesta.

Cerchiamo l’eccellenza nelle nostre radici!

sarebbe bello, se per un giorno

tutto il Mondo

andasse in bici.

e Tutti quanti restiamo Amici,

il Nord e il Sud del Mondo,

il Sud e il Nord del Congo,

che un tempo era lo Zaire,

                                           togli la ” I e la E ” e

torniamo alla Russia di cent’anni fa.

Quando contro gli zar,

in un ottobre un po’ piovoso,

uomini e donne

di ogni fede e nazionalità,

lottarono per la libertà,

se le stesse terre,

paragoniamo a questi anni presenti qua.

Ma andiamo da altre parti,

dove i popoli indiani,

in modi molto meno sani

diventaron americani.

Ci fù chi, come Ulisse,

così scrisse Dante,

cercò di salvarli,

ma non li raggiunse,

e invano pianse.

Ci sono altre terre,

ci sono altri luoghi,

a noi ancora ignoti,

più delle boscaglie,

più delle sterpaglie?

lo so, sono noti

ma danno quel senso

di antico e stupendo,

son dove chi vuole

può persersi dentro!,

e io lì non c’entro,

perché per trovarsi

ci vuole talento!.

Ma voglio cercarmi

in nuove speranze

di tecno-ecologiche,

dove per eco

intendo io adesso,

ripetere spesso

forse per sempre

perché è la natura

il più grande ambiente.

Si ode e si sente

la gran meraviglia,

 l’uomo ha la biglia,

e ci vuole giocare

dove più soltanto

si può respirare:

nel cielo e nel mare.

e vuole gridare

che è sulla terra

che egli più regna,

e senza più ossigeno,

ci manca il microfono!

                                      Fabrizio Polizzi

Frosinone, lì 04/05/2011

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La tapparella

Luce attraversa furtiva la stanza

dai  pochi buchi in alto lasciati aperti

nella tapparella abbassata.

Questi piccoli spazi di lume

sono come quelle promesse

da mantenere ad ogni costo,

filtro sui pomeridiani pensieri

mi fanno compagnia per ricordarmi

che sono rare le cose importanti,

e danno quel senso di segreto e nascosto.

Però  mi domando perché proprio adesso

ispirazione ne traggo…

allora capisco che vivo in penombra

la luce mi abbaia.

Si! Sono forse un tutt’uno

con la mia ombra.

Ma dentro me cerco l’ambra,

di vita l’essenza

dunque ora so!

Non è tutta menzogna

 E ricordarlo bisogna

ché da soli si sogna.

Ma per sfuggire all’assenza

prendo uno scatto deciso,

il riposo è finito..

apro la tapparella

esco via dalla stanza

 a cercare di vita sostanza.

Fabrizio Polizzi      

Ceccano, lì 13/02/18

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LA CRISI

Non c’era un motivo,

mi affacciai al balcone

ero al primo piano, era sera,

guardai verso l’alto,

era nuvoloso e rosso,

ebbi un senso di vertigine,

che succede?, mi domandai

assente e pensante,

concentrato su un diamante.

E allora mi risposi:

tu ci sei se non ce l’hai!!

e così  lo regalai.

Ma lo diedi a una ragazza

molto bella e forse casta.

Pensai al mito di Giocasta,

che sposò il figlio Edipo

anche se era solo un tipo;

gli rimase un po’ il complesso,

di cui cerchiamo ancora il nesso,

non nel senso musicale,

ma nella crisi parentale…

e non suona proprio bene,

a cantare le sue pene,

perché se avanti si vuol andare

i genitori si deve lasciare,

spostarsi in un’altra casa

dove è bello fare ogni cosa,

un po’ da soli

e un poco insieme,

ma è vivendo la tua strada

che niente più si teme

e tutto poi s’impara,

anche quando la vita è amara.

Come nel dramma di Otello,

un tipo tosto e molto bello,

si fidò di un Iago strano

che gli prese un po’ la mano:

della gelosia fece un fardello,

da portarsi nel castello.

Morì per un disguido

uccidendo la sua amata,

è una cosa che non rido

se ci penso a com’è andata.

A volte basta aver cervello,

e fidarsi di uno meglio.

Malintesi Shakesperiani

ancor mi vengono più in mente,

di un amor ancor più ardente,

chè quando troppo si pretende

destino avverso la sua mano tende.

Mi riferisco a Romeo e Giulietta:

i due per la troppa fretta

di volersi consumare,

spensero la candela

come Adamo ed Eva,

quando mangiaron la loro mela.

Furon cacciati dal paradiso

e fecero cattivo gioco a buon viso.

Ingannati da un serpente

che può essere la crisi,

circondati dalla gente

ancora scappano

e io ne risi.

Quale conclusione trarre,

cosa ancora riesco a dire

su tutto ciò che mi fa crisi:

che mette un po’ di confusione?

che ci mette in discussione?.

Che può risolver una questione?

è come un vaso di pandora?

è meglio aprirlo adesso o allora?.

E una volta che si apre

ed esce quello che si scopre

è da rivelare

o da nascondere?

ma a sé stessi,

non si può non rispondere,

meglio affrontarlo bene

per saperlo un poi gestire

certo, purchè abbia inizio e fine.

Magari farlo insieme,

 trovare soluzioni

ampiamente condivise.

Perché io ora metto da sfondo

che è l’uomo che va a fondo,

se non tiene sempre in mente

che insieme si fa il mondo!

                                                           Fabrizio Polizzi

Frosinone, lì 11/05/11

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Neve d’estate

Neve d’estate,

stasera son di fuori…

non vedo soliti colori,

approfitto del calore

dal solito diverso,

e così nella mia mente sono perso.

Guardo il cielo e non vedo più stelle

perché sono per me come neve che mi copre,

in questo mio momento

che cambia il tempo e le stagioni.

Mi pare ancora pieno inverno,

ma il freddo non più temo

e lo stesso penso e tremo.

Il pensiero miope sta cambiando

e, così sta diventando come la stella cometa,

esprimo il desiderio,

che è di ritornare,

con i piedi sulla terra

e riguardo ancora in alto.

Si forse è lo stesso ciel di ieri

ma il mio fantasticare,

prima solo razionale,

oggi mi porta ad andare

dalle stelle fino in fondo al mare…

questo vorrei ora e sempre imparare,

per potere un po’ sognare,

e cambiare il mio vedere,

per vedere il mio cambiare.

  Fabrizio Polizzi

 30/05/2018

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